Critica di Francesca Porreca

La ricerca pittorica di Cinzia Airaghi si inscrive nel contesto dell’astrazione, ma ancor prima della scelta del segno astratto ciò che prevale nelle sue opere è una grande passione per il colore, che si espande sulla tela ad affermare il pensiero dell’artista. Un colore caldo e denso, reso ancor più vivo da gocciolature e imperfezioni apparenti (niente affatto casuali, perchè controllate dall’artista fin nei minimi dettagli), inserti a collage, stropicciature, che hanno il compito di portare in superficie non solo l’esito del processo creativo dell’artista, come è consueto, ma anche il senso del suo rapporto col colore e del gesto compiuto col pennello o con la spatola, attraverso l’azione diretta sulla tela.
Non a caso, nella tela intitolata I need color Cinzia Airaghi definisce questa passione per il colore come una necessità: una necessità creativa che determina il distacco da un mondo in bianco e nero, consentendo l’affermazione di una personalità -“I”- ricca di sfumature attraverso la soddisfazione di un intimo bisogno.

Forme, parole ed emozioni si esprimono così nella calda materialità della pittura, che di volta in volta assume concretezza o trasparenza, oscilla tra riconoscibilità e metafora, ingloba frammenti di realtà e di immaginazione, e si arricchisce della ricerca della “perfetta imperfezione”, diventando per questa via lo specchio di ciò che siamo.

Sempre più spesso, nelle opere recenti dell’artista, l’uso della resina conferisce una maggiore trasparenza e un senso di espansione liquida che si trasmette anche oltre la superficie della tela. Il fascino di questo materiale, che consente di inglobare i materiali più diversi, permette in un certo senso di trasformare la superficie del quadro in un prezioso frammento d’ambra, in grado di cristallizzare i frammenti del nostro tempo insieme alle emozioni.

Accanto a queste opere in cui il colore è preminente, un’altra serie di lavori dimostrano in modo più concreto l’interesse dell’artista per i “prelievi di realtà” e la sua volontà di servirsi dell’arte per trasmettere un messaggio, spesso presentato in modo ironico, ma teso a stimolare una riflessione nello spettatore. Attraverso l’inserimento di parole e citazioni, nonché di oggetti veri e propri (come le lattine vuote di I’m thirsty!), Cinzia Airaghi dimostra la capacità di portare avanti una ricerca in grado di unire realtà e astrazione, in cui il colore non è un velo teso a coprire il mondo che ci circonda, ma uno strumento per veicolare da un lato le proprie sensazioni interiori, dall’altro la riflessione su ciò che accade intorno a noi. In un’epoca in cui il culto dell’immagine prevale in ogni settore – nella pubblicità, nell’informazione, nel presentare se stessi agli altri – e il bombardamento di messaggi di cui è oggetto la società dei consumi sembra infinito, lo sguardo critico dell’artista (che proprio attraverso la costruzione di immagini esprime la propria personalità) e la sua capacità di parlare a chi guarda diventano fondamentali.

I colori caldi e le linee sinuose che Cinzia Airaghi fa danzare sulla tela sanno attrarre lo spettatore in un complesso universo di senso – oscillante tra realtà e astrazione, espressione dell’individualità e riflessione sul proprio essere nel mondo – dove la ricerca estetica della forma si unisce al contenuto concettuale del messaggio, formulazione di una pittura che non si ferma alla superficie, ma si spinge nel profondo.